Passeggiando
tra i vicoli acciottolati, le stradine e i sentieri collinari o montani intorno
ai borghi marchigiani (ma potremmo estendere questa considerazione alle centinaia di paesi antichi del resto d’Italia), ci si imbatte in dettagli
che parlano di un passato lontano: la forma di una porta, il profumo di un
forno, i colori delle persiane consumate dal tempo, il brusio di un fiume poco
distante, un sentiero escursionistico che si arrampica tra i boschi ecc. È come
se ogni pietra o sentiero custodisse un segreto, ogni passo accompagnasse un
ricordo, e il viaggiatore diventasse parte di un racconto senza età, immerso in
una dimensione sospesa tra memoria e presente. Così, i borghi marchigiani si
trasformano in scrigni di emozioni, dove la storia si intreccia con la vita
quotidiana e invita ad ascoltare davvero ciò che ci circonda.

Il 28 dicembre 2023, in un momento della vita che potrei definire maturo, ho sposato
Anna Maria. Abbiamo scelto di celebrare il nostro matrimonio in uno dei centri
medievali più importanti della regione, Fabriano, la città che porta con sé il
mistero della mia famiglia paterna: un luogo che, da ragazzo, ho amato
intensamente, poi lasciato cadere nell’oblio, e infine riscoperto con occhi
nuovi e cuore aperto.
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Noi che camminiamo sul Loggiato di San Francesco. Foto di Photo Studio Cico.
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La
celebrazione si è svolta presso l’Oratorio della Carità, un contesto ricco di
storia e suggestione. Tra le letture che hanno accompagnato la cerimonia, ce
n’è stata una particolarmente significativa: da primogenito, ho voluto
dedicarla ai miei quattro fratelli e alla mia unica sorella, nonché testimone
di nozze. Il testo, che ho scritto con cura, iniziava così:
Fabriano è il luogo dei ricordi nascosti e
misteriosi, forse irraggiungibili. Questa città, di cui sto riscoprendo la
bellezza storica, mi è entrata nell’anima molto di più di quando, in maniera
inconsapevole, la visitavo da ragazzo con nostro padre. Fabriano è la città dei Belardinelli e sono
onorato di aver portato i miei fratelli, e le loro rispettive famiglie, in
questa città nel giorno speciale del nostro matrimonio. Tra le mura e i vicoli
del Centro storico o le zone rurali dei dintorni hanno vissuto, amato, sofferto
i nostri avi, le cui energie – anche se non ce ne rendiamo conto – forse vivono
in qualche modo in noi. Siamo sostanza che non può sparire, recita
la canzone Il posto dei santi dei Negramaro.
Questo
cappello introduttivo nasce dal desiderio di raccontare il piacere autentico
che proviamo nel passeggiare tra i vicoli dei borghi storici, osservando con
occhi curiosi ogni prospettiva fotografica, assaporando il silenzio e sentendo
il legame indissolubile che ci unisce al passato. È un’esperienza che va oltre
la semplice visita: la ricerca delle antiche leggende, rielaborate
appositamente o scoperte in storie già narrate, arricchisce la nostra
immersione, come quella raccontata in un albo nella serie Dampyr (fumetto della
Sergio Bonelli Editore) dallo sceneggiatore marchigiano Nicola Venanzetti con
i disegni di Giorgio Gualandris, L’antro della Sibilla (numero 291), ambientato
in gran parte a Montemonaco. Così, la memoria si trasforma in racconto e ogni
angolo diventa teatro di nuove emozioni, invitandoci ad ascoltare e ad
immaginare. Nei
paragrafi seguenti ho immaginato delle storie, semplici suggestioni personali,
e infine ho realizzato una breve analisi del racconto scritto dal sopracitato
Venanzetti.
Per chi non è marchigiano, aggiungo la legenda delle province e dei comuni a cui appartengono i borghi e le città menzionati.
- Fabriano
(Ancona)
- Elcito,
frazione di San Severino Marche (Macerata)
- Montefortino
(Fermo)
- Torre
di Palme, frazione di Fermo (Fermo)
- Grottammare
Alta (Ascoli Piceno)
- Sassoferrato
(Ancona)
- Montemonaco
(Ascoli Piceno)
1. Fabriano – La carta che sceglie
Fabriano
è la città della carta, ma pochi conoscono la leggenda della carta che
sceglie. Si
narra che, in una bottega ormai scomparsa, esistesse un foglio capace di
rivelare la verità su chi lo toccava. Non
scriveva parole: mostrava un segno, un simbolo, una macchia che solo il cuore
poteva interpretare. Un
giorno, un giovane indeciso sul proprio futuro entrò nella bottega. Toccò
il foglio e apparve un’aquila stilizzata.
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L'aquila stilizzata e alcuni scorci di Fabriano. Foto e impaginazione di Photo Studio Cico.
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Capì
che non doveva scegliere una strada, ma iniziare ad innalzare lo sguardo e,
come le aquile, scorgere dall’alto il mondo sottostante, e magari vedere sé
stesso come attraverso una sorta di specchio visivo. Da
allora, a chi cerca un orizzonte, si dice che appaia su un foglio di Pregiata
carta Fabriano il simbolo dell’aquila: un invito a staccarsi dalla pesantezza
della vita e a librarsi nel cielo, allungando lo sguardo verso l’infinito.
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L'Oratorio della Carità. Foto di Photo Studio Cico.
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2. Elcito – Il borgo che non dorme
Elcito è conosciuto con un suggestivo nome: il Tibet delle Marche, ma gli anziani lo chiamano ancora il
borgo che non dorme. Raccontano
che, nelle notti di luna piena, le pietre delle case trattengano il calore del
giorno come se fossero vive.
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Le pietre raccontano...
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Chi
appoggia la mano su un muro sente un battito lento, profondo, come quello di un
animale antico. Non
è un cuore: è il respiro del monte, che passa attraverso il borgo per
non dimenticare che lì, un tempo, vivevano uomini che parlavano con il vento. E
il vento raccontava loro storie di occhi sottili e gialli che osservavano il
passo dei radi viandanti. Non erano sguardi minacciosi, ma il segno di presenze
che vigilavano, premurose e attente, per proteggere la purezza delle storie raccontate
durante le veglie nelle lunghe notti di inverno.
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Il Tibet delle Marche.
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3. Montefortino – La sorgente che ricorda
Là dove nasce il Tenna, si narra vi sia una sorgente che, quasi
per magia, sembra
far riaffiorare cicatrici nascoste negli album di famiglia. Una notte
d’autunno, un pastore scese per abbeverare le pecore e, incredulo, vide
nell’acqua non il suo viso, ma la figura di sua madre scomparsa, intenta a
cucire una camicia. Da allora, chi scende alla sorgente nelle ore in cui il
vento scivola dal Monte Priora giura di vedere un frammento di sé che credeva
dissolto nella nebbia dei ricordi.
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I vicoli di Montefortino.
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Molti anni dopo, un ragazzo passò per quella
sorgente, si chinò per bere l’acqua cristallina e gli parve di vedere una figura
con due volti, simile al Giano bifronte della mitologia romana: da un lato della testa c’era quello di suo nonno, dall’altro,
quello di una signora molto anziana – per lui sconosciuta – mentre cuciva una
camicia. Il ragazzo impallidì per la sorpresa, abbassò gli occhi e si accorse con
stupore che la sua camicia era la stessa di quell’incredibile visione.
4. Torre di Palme – La fanciulla del belvedere
Sul
belvedere, dove il mare sembra una pagina aperta, si racconta di una fanciulla
che appare solo quando il cielo è color rame. Non parla, non chiede nulla: guarda l’orizzonte come
se aspettasse qualcuno che non arriva. La
leggenda dice che fosse la figlia di un marinaio mai tornato, e che il suo
spirito rimanga lì per ricordare che ogni partenza è una promessa di ritorno al
proprio focolare.
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I segreti di Torre di Palme.
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E
questo marinaio, di cui Nessuno ricorda il nome, è diventato il simbolo della
dualità di Torre di Palme, in bilico tra i rilievi boschivi e le spiagge dell’Adriatico.
Forse quel marinaio si è perso ammaliato dal canto delle Sirene di Ulisse…
E chissà, si sussurra nei vicoli di Torre di Palme, tra quelle Sirene l’uomo ha
riconosciuto sua figlia.
5. Grottammare Alta – Il giardino
delle voci
Nel
borgo alto, tra le mura e il profumo degli agrumi, c’è un giardino che di
giorno sembra normale. Ma
di notte, quando il mare respira più forte, si sentono voci leggere, come
sussurri. Non sono
fantasmi: sono le parole non dette degli abitanti del borgo, quelle che nessuno
ha avuto il coraggio di pronunciare. Il
vento le raccoglie e le posa tra le foglie.
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Salendo tra i vicoli di Grottammare Alta.
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Chi
entra nel giardino in silenzio può ascoltare una frase che avrebbe voluto dire
a qualcuno, ma che non ha mai detto. La voce si è sparsa nella regione: il giardino delle voci è una sorta simbolo dell’inconscio di ognuno, dove sono celate le parti più vere di noi, che se rivelate ci
portano a una guarigione profonda e duratura.
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| La vista sul mare... |
6. Sassoferrato – La sentinella di pietra
Sotto
la Rocca di Albornoz, si racconta che una delle pietre dell’antica cinta
muraria sia diversa dalle altre: più liscia, più calda, come se fosse stata
toccata da mille mani.
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La Rocca di Albornoz. Immagine presa da questo sito.
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È la Sentinella, una pietra che – secondo antichi racconti – si illumina
leggermente quando qualcuno attraversa il borgo portando un peso nel cuore. Molti
viandanti, passando di notte, hanno giurato di aver visto un bagliore tenue,
come un occhio che veglia.
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Scorci di Sassoferrato.
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E quell’occhio sembra che dia l’intuizione giusta dinanzi a un incrocio che solleva infiniti dubbi, e
soprattutto, raccontano i più avveduti, inviti ad avere coraggio e a cercare sempre un sentiero di luce,
per quanto impervio possa inizialmente apparire.
7. Montemonaco – L’antro
della Sibilla
Dalla penna di Venanzetti, Montemonaco e suoi
dintorni – la Gola dell'Infernaccio, il lago di Pilato e il Monte Sibilla –
diventano il teatro di uno scontro insolito, e quello che sembra un luogo di
rassicurante silenzio diventa un perfetto sito di un racconto in bilico tra fantasy
e horror.
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Disegno di Giorgio Gualandris. ©Sergio Bonelli Editore.
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In questo contesto avvolto da un alone di mistero e paura, Dampyr
alias Harlan Draka procede con estrema cautela, pienamente consapevole che ogni
singolo passo potrebbe rivelarsi fatale. La battaglia infernale tra la
Sibilla/Elhaz (nell’idea dello sceneggiatore diventa una creatura infernale
esiliata sulla Terra chiamata appunto Elhaz) e
Nahema non rappresenta soltanto uno scontro tra poteri sovrannaturali, ma si
configura anche come un conflitto che rischia di trascinare l'intera regione
nell'oscurità più profonda e pervasiva.
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La Sibilla alias Elhaz. Disegno di Giorgio Gualandris. ©Sergio Bonelli Editore.
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Solo grazie all’astuzia, al coraggio e
al supporto di alleati inaspettati (Harlan stringe un patto momentaneo con Nahema), il nostro eroe
riesce a interrompere questo ciclo di terrore e ristabilire un fragile
equilibrio tra le forze in gioco.
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Copertina di Enea Riboldi. ©Sergio Bonelli Editore. |
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| La Sibilla Appenninica, simbolo di Montemonaco.
Note a margine
Concluso questo viaggio tra alcuni dei luoghi e borghi più suggestivi delle Marche, osservata come una sorta di regione uscita da un romanzo fantasy, voglio condividere alcune note che credo possano interessare. La cura grafica delle immagini è stata realizzata da chi scrive; le foto, eccetto dove diversamente specificato, sono state scattate da mia moglie e dal soprascritto. - Nel 1587 personaggi facoltosi e di comprovate qualità morali eressero l’Oratorio della Carità su un terreno comunale precedentemente appartenuto al convento di S. Francesco, la cui splendida chiesa sorgeva vicino. Ultimato nel 1597, l’Oratorio conserva un ciclo pittorico di Filippo Bellini che rappresenta uno dei più significativi esempi di decorazione barocca nell’area fabrianese. L’apparato iconografico, articolato in scene allegoriche e devozionali, testimonia il ruolo dell’edificio come luogo di formazione spirituale e di rappresentanza confraternale.
- Il Tenna nasce nei Monti Sibillini, in località Capotenna (Montefortino), tra Monte Priora e Monte Sibilla, a circa 1.178 metri di quota. Attraversa le Gole dell’Infernaccio e percorre la Val Tenna per circa 70 km, segnando in parte il confine tra le province di Fermo e Macerata. Sfocia nel Mare Adriatico con una foce a delta tra Porto Sant’Elpidio (FM) e Lido di Fermo.
- Il Monte Priora (2.333 m) è una delle cime più alte e imponenti dei Monti Sibillini, seconda solo al Vettore. Si trova a ovest di Montefortino, ed è perfettamente visibile da molti punti del territorio comunale. È parte del massiccio che comprende Cima Vallelunga, Cima Regina, Pizzo Berro e il Monte Sibilla poco più a nord. Montefortino è uno dei borghi più vicini a questo gruppo montuoso: da lì partono diversi sentieri che portano verso la Priora e la zona dell’Infernaccio.
- Torre di Palme, attestato già in epoca medievale e arroccato su un crinale dominante il litorale fermano, presenta un tessuto edilizio omogeneo e ben conservato, con caratteristiche architettoniche di rilievo. Il borgo è particolarmente suggestivo (tra i suoi vicoli si trovano locande e ristorantini di qualità) e mantiene un rapporto diretto con il paesaggio costiero e boschivo circostante. La posizione elevata ne ha determinato nei secoli la funzione di presidio e di controllo del territorio.
- Grottammare Alta è annoverata tra i Borghi più belli d’Italia, e conserva intatto il fascino rinascimentale e l'eredità di Papa Sisto V, nato a Grottammare nel 1521. Il nucleo storico di Grottammare Alta, sviluppatosi tra Medioevo ed età moderna, conserva un impianto urbano compatto caratterizzato da edifici in laterizio, logge panoramiche e percorsi che collegano il borgo alla fascia costiera. L’assetto architettonico e paesaggistico riflette la funzione residenziale e difensiva del sito, oggi valorizzato come centro storico di particolare interesse. Rispetto alla moderna città costiera di Grottammare, la città alta è il nucleo storico originario situato a picco sul mare.
- La Rocca di Albornoz, attribuita alla politica difensiva del cardinale Egidio Albornoz nel XIV secolo, costituisce un punto strategico di controllo sulla Valle del Sentino. Pur in stato di rovina, la struttura mantiene leggibili gli elementi essenziali dell’architettura militare medievale e offre un quadro significativo dell’organizzazione territoriale dell’epoca.
- La leggenda della Sibilla Appenninica è uno dei nuclei mitici più profondi dei Monti Sibillini. Secondo la tradizione, la Sibilla abitava un regno sotterraneo di fate, accessibile dalla Grotta della Sibilla, poco sotto la cima dell’omonimo monte. Il territorio di Montemonaco comprende la montagna e per secoli è stato il punto di partenza per raggiungere l’antro. Antichi culti della Grande Madre si intrecciano qui con racconti medievali di profezie e tentazioni. Il mito esplode in Europa con il Guerrin Meschino di Andrea da Barberino, che narra il viaggio del cavaliere alla corte della Sibilla. La figura si trasforma così da profetessa a regina incantata, custode di un mondo sospeso tra sapienza e seduzione. Montemonaco diventa la porta del mito, luogo di memoria e di accesso simbolico al suo regno. Ancora oggi il paese conserva documenti, tradizioni e itinerari dedicati alla Sibilla. Il Monte Sibilla resta un punto di incontro tra storia, leggenda e paesaggio. E la sua Grotta, pur mutata dal tempo, continua a evocare l’eco di un’antica promessa.
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